Tra il 4 e il 7 aprile scorso a Modena nel quartiere Sacca INA-Casa si è sperimentata la prima zona30: una strada è stata temporaneamente chiusa al traffico e resa ‘a misura d’uomo’. A raccontare l’esperienza ai lettori di BicycleTv.it è Giovanni Macchitelli di Ingegneria Senza Frontiere, uno dei promotori dell’evento. In coda all’articolo invece scrive Matteo Dondè, architetto ed esperto in pianificazione della mobilità ciclistica, moderazione del traffico e riqualificazione degli spazi pubblici, a cui abbiamo chiesto un giudizio tecnico sull’esperienza

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di Giovanni Macchitelli. Ma ci siete anche domani? Si concludono così, con questa domanda, i nostri tre giorni sulla strada nel quartiere Sacca.Sono stati tre giorni belli, lunghi, intensi e faticosi, voluti dalle associazioni modenesi Ciclostile, Ingegneria Senza Frontiere e Legambiente, nel quartiere INA-Casa, accogliendo l’invito del Comitato Sacca costituito da alcuni residenti.

Il quartiere sorge negli anni ’50 a nord della ferrovia che lo divide dal resto della città. Qui quattro anni fa, in seguito ad un progetto comunale di costruzione di nuovi alloggi nel campo al centro del quartiere, con un percorso partecipato curato da Comune e Legambiente, i cittadini hanno fatto la voce grossa, bocciando l’idea di nuove costruzioni e rilanciando ambiziosi proponendo invece una riqualificazione del quartiere, a partire proprio da interventi di moderazione del traffico.

Paralellamente, siamo venuti a conoscenza dell’esperienza di Terni dello scorso settembre, in cui l’associazione locale Giovani Architetti insieme ai professionisti del settore Matteo Dondè e Giuseppe Piras avevano sperimentato, con successo e consenso, interventi di moderazione in un quartiere residenziale. Perché non ripetere lo stesso esperimento anche a Modena – ci siamo detti – e nel quartiere Sacca in particolare?

Così noi volontari delle associazioni, negli ultimi mesi, abbiamo proposto all’amministrazione un’analoga realizzazione temporanea, sulla falsariga del progetto comunale arricchito con nostre proposte, con la volontà di incontrare le persone, ascoltarne le esigenze, spiegare gli interventi proposti e sperimentare come, con poco, si possa cambiare il modo di vivere il quartiere.
La strada può essere non più un luogo di transito fine a se stesso ma piuttosto un luogo di relazione, incontro e socialità. E così è stato.

Modena 2Così è stato a partire da venerdì 4 quando, nonostante la pioggia torrenziale (che ha prodotto ancora una volta danni gravi nelle campagne dei fiumi modenesi), abbiamo iniziato ad incontrare la gente, a farci conoscere e a spiegare, a capire insieme quali soluzioni potessero essere efficaci e quali no, senza progetti calati dall’alto e non sempre utili ma con quell’approccio “dal basso” che ha garantito il successo dell’evento. In tutto ciò è stato fondamentale il lavoro instancabile di coinvolgimento degli altri residenti da parte del comitato di quartiere e quindi grazie a Gianni, Ivano, Giuseppe, Lorena, Morena e Cristina, per citarne alcuni.

Da sabato il sole ha fatto il resto, ci ha permesso di vivere la strada nel parco di Via Pellico, dove abbiamo allargato un’area verde occupando gran parte di un incrocio molto ampio e spesso teatro di interpretazioni “ambigue” da parte degli automobilisti. I giochi per i bambini, il canestro, il tavolo da ping pong, gli arredi urbani in legno degli splendidi ragazzi della cooperativa Palm, i libri del book-crossing offerti dalla Biblioteca Crocetta sono stati gli strumenti di contatto con i residenti.

Modena 3I primi ad arrivare, come sempre, sono stati i bambini che, curiosi, sono stati rapidi a scendere in strada col sole dopo averci visto dalle finestre. Poi i loro genitori, arrivati a riprendere i propri figli ed a farci domande: chi curioso, chi polemico, chi arrabbiato, in tanti sospettosi e diffidenti ad un primo approccio, quasi tutti col sorriso sulla faccia e la mano sulla spalla del figlio nel salutarci. Nel pomeriggio qualche altra goccia di pioggia ci aveva provocato un po’ di sconforto, subito smarrito dalle parole competenti di Matteo Dondè che ci ha prestato il suo sabato per aiutarci in un momento di verifica di quanto fatto, per raccontarci quanto di buono e di meglio si debba ancora fare e quale direzione seguire, con il suo solito atteggiamento di ascolto facilitatore e mai di insegnante.
Sulla domenica poco e tantissimo da dire, abbiamo litigato per la palla e le racchette perché eravamo in troppi su quel parco di cemento, abbiamo fatto i turni per un giro sul pinco panco ricavato da una trave in legno che sarebbe andata buttata, abbiamo bevuto e mangiato nel parco quello che ciascuno ha portato da casa sua (in strada no perché domenica, dopo due giorni di pioggia, il sole, incredibilmente, picchiava troppo), abbiamo fatto avanti e indietro dalle cantine e dai garage dei residenti che, in due giorni, ci hanno accolto come se fossimo lì da sempre. Abbiamo cantato e ascoltato dei bravi musicisti che ci hanno allietato il pranzo e il pomeriggio, abbiamo guardato affascinati i movimenti cullati dai ritmi sudamericani dei ragazzi che ci hanno fatto scoprire la “danza” della capoeira, abbiamo concluso il nostro finesettimana in Polisportiva con il gnocco fritto e i ragazzi di “The Incredible Rock’n'Roll Band” che hanno ri-portato il rock’n'roll alla Sacca e ci hanno fatto cantare, sorridere e ballare.

Premesso tutto questo e tornando all’inziale “ma ci siete anche domani?” dei bambini viene da dire che domani forse non ci saranno ne canestro ne pinco panco, ma speriamo che a qualcuno rimanga, come a noi, l’idea che la strada debba tornare a essere spazio aperto, sicuro e di relazione grazie alla moderazione delle velocità e ad una diversa gestione degli spazi, pensata per le persone e non per i loro mezzi di spostamento proprio come, con semplicità, abbiamo vissuto in questo fine settimana.

La parola all’esperto. Matteo Dondè (architetto ed esperto in pianificazione della mobilità ciclistica, moderazione del traffico e riqualificazione degli spazi pubblici). La seconda sperimentazione “dal basso” di una zona 30 in Italia ha confermato quanto sia importante la comunicazione, raccontare e far comprendere i vantaggi della moderazione delle velocità ancor prima di realizzare gli interventi, far capire ai residenti che non si tratta di misure contro gli automobilisti, ma bensì a favore della sicurezza e della convivenza tra tutti gli utenti della strada, per ridare qualità in particolare ai quartieri residenziali ed in generale a tutta la città. D’altronde non è un caso che in Germania per ogni progetto di questo genere un quarto dell’investimento economico viene utilizzato per attività di comunicazione rivolte alla cittadinanza. Non tutte le proposte di sperimentazione sono state accettate dall’amministrazione, in particolare quelle per ridurre fisicamente la velocità dei veicoli a motore, perdendo quindi una buona occasione per far comprendere che moderazione del traffico non significa precludere l’accessibilità ma bensì aumentare la sicurezza ed incentivare modi di spostamenti alternativi all’automobile privata. La soluzione proposta dai tecnici comunali non ha sortito purtroppo nessuno degli effetti attesi e desiderati. Grande successo invece della sperimentazione di riappropriazione dello spazio stradale come luogo di incontro e socializzazione realizzato in via Silvio Pellico: nello “spazio liberato” sono stati inseriti nuovo verde pubblico, sedute e panchine, giochi per bimbi e ragazzi, etc… che hanno permesso ai residenti di comprendere come il sensibile ripensamento del disegno dello spazio pubblico possa essere colto come opportunità di miglioramento qualitativo del paesaggio urbano

Video e foto: Giovanni Macchitelli

Guarda la #CicloIntervista a Matteo Dondè qui

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